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martedì 26 gennaio 2016

Racconto di una settimana di formazione!

"Sono sconcertato.
Una persona del mio calibro che ha bisogno di un corso di formazione per fare quello che già, senza limiti, so fare.
No.
Impossibile.
E poi si sa, ste cose non servono a un cazzo.
Conosci qualche ragazzo spocchioso, la figa di turno, il barbone del paleolitico, quello che puzza, che vomita, prana e mette ombrellini nei bicchieri.
Non ci credo.
E invece..."

Le gambe tremano.
Il freddo si fa lentamente sentire.
Cazzeggio con il telefono, perchè si sa, l'imbarazzo iniziale, anche solo per parlare con qualcuno si fa beffa di noi, quindi, la Samsung diventa il nostro migliore punto d'appoggio.
Cerco messaggi di gente che non sento da anni giusto per rompere i coglioni a qualcuno.
Chiamo persone che probabilmente stanno in Thailandia, e al primo squillo, vedendo il nome del mittente, buttano giù.
Sti stronzi.
Pian piano si avvicinano le nove.
Davanti alla porta, solo un pirla.
Con me, due.
Ma io ancora non lo conosco.
Tendenzialmente non una persona altissima.
Si nasconde tra una maschera di imbarazzo e una cortina di fumo.
Sblocco la situazione chiedendogli: Scusa, è qua il corso di formazione?
E lui: Si è qua, COGLIONE, (sottointeso) c'è scritto sul campanello!
Suono quest'ultimo, (il campanello, non il ragazzo) perchè, nella mia totale genialità immagino che lui non l'abbia fatto.
E mi sbagliavo.
Nessuna risposta.
Provo una quindicina di volte, mi spaventa stare da solo con lui.
Ma niente.
Tutto tace.
Il ragazzo mi guarda con aria da stronzo e mi dice:.... non mi ricordo.
Passano un paio di minuti e arriva una ragazza di cui mi scorderò ben presto il nome.
Alta, sicuramente più del ragazzo, fisico slanciato e poi basta... chi si ricorda.

Man mano che il telefono si scarica, arriva sempre più gente e facciamo un cerchio.
Porco Giuda sembra il ritrovo per alcolisti anonimi.
Sono spacciato, da astemio.

La salvezza si presenta sotto forma di uomo stilizzato.
Per disegnarlo bastano una matita grigia per i capelli e la barba, più qualche ritocchino di beige per il maglioncino e i pantaloni.
Entro in un aula.
O meglio.
Un bunker ghiacciato dove solo l'aria che si respira basta per farti venire una pleurite.
Ci sono tanti posti a sedere in fondo.
Mi butto, scaraventando sedie, banchi, docente e lavagna interattiva (usata poco alla fine).
Manco mi siedo che il ragazzo fumatore a cui darò il nome di Danilo mi guarda con aria sospetta.
Pensa sia un baggiano.
Forse ha ragione.

-------------> Fine prima parte.

Un Abbacchio!