La leggenda narra di un omino bianco, rappresentato nero, che aiuta a togliere lo sporco dai capi, in modo da farli tornare puliti e lindi.
Una cosa abbastanza insolita, ma si sa, la stranezza vende.
E la domanda nasce spontanea: perchè siamo davanti a questa figura inquietante?
"Ahimè, quanto dolore mi tocca patire nel vedere cotanta forzuria.
La scaga mi rallenta dalla tanta paiura
Penso più il ritorno all'indietro,
però io mi chiamo Davide, mica Pietro!"
E sul punto più difficile da superare, l'omino bianco mi fece un inchino e se ne andò.
Pensare che io mi stavo davvero cagando sotto, non immaginate il Don com'era messo.
La notte lasciò il posto all'alba; luci variopinte, degne dei migliori funghi allucinogeni coloravano il cielo, creando attorno a loro simboli e figure fantastiche.
Draghi, lucertole, cammelli, dromedari, canarini, orsi, giraffe, pantere, gnomi, caprette, pecore....tante pecore.
Come succede in questi casi post sbornia, o post cannetta, mi sentivo in pace con me stesso.
Anche il Don, seduto su una pietra, cantava lodi a un fiore viola inarcando le sopracciglia e digrignando i denti.
"Is beautiful moment form me,
the flower is me,
sterc is me,
everything is me"
La poesia ci commosse tanto da piangere.
Come può, un uomo così emotivo, essere parte di quelle cagate che scrive sui libri?!
Sono quelle domande che vanno riposte in un cassetto, e riformulate nel momento più opportuno.
Non avevamo più paura, la mente era libera e senza pensieri quando tutto d'un tratto, la seconda fiera si manifestò in tuta la sua maestosità.
Essa è quella dell'elettronica, bene, mi serviva un nuovo telefono.
"Ma essa era ben diversa dalla prima,
parte la seconda riga senza rima,
il telefono ormai è morto,
sto inferno è piuttosto contorto,
La fila del biglietto ormai è fatta,
manca solo la ciabatta.
La paura mi ha raggiunto,
che il custode mi ha respinto"
Quanto sta diventando duro questo cammino.
Lo sento nel tremolio delle nostre gambe, il respiro affannoso e il gatorade finito.
Decisi di chiedere consiglio al Don, ma lui stava dietro, in silenzio.
Mentre seguiva me, e il sentiero che tracciavo per lui.
Erano trascorse poche ore, ma sul suo volto notavo delle rughe che prima non vi erano.
Il suo entusiasmo, quello che l'aveva accompagnato fino ad ora non esisteva più, giaceva li, in attesa di essere risvegliato.
Andammo avanti per parecchi chilometri, roba che Foscolo mentre scrisse sto libro in due battute era passato dall' Inferno al Purgatorio.
La strada diventava sempre più ripida, la ghiaia che prima stava incollata al suolo, ora ci faceva scivolare.
Ma non potevamo mollare.
Non ora almeno...
